Spazi (S)confinati

set 5th, 2015 | Categoria: Primo Piano, Senza categoria

di Emiliano Ilardi, Fabio Tarzia

cop Ilardi tarzia

 

L’immaginario americano si fonda sullo spazio. Niente di nuovo. Sappiamo molto bene che, a differenza dell’Europa, in cui esso sembra essere quasi sempre metafora-laboratorio del tempo, il nuovo continente trasforma continuamente il tempo in spazio producendo identità apparentemente centrate sull’orizzontalità del presente, e ancora di più sulla produzione di futuro, piuttosto che sulla verticalità del passato. Così in America lo spazio dà l’impressione di essere l’unico parametro per leggere un’intera cultura e interpretarne i suoi prodotti, tutti facilmente collocabili in un processo storico che non presenta, almeno in apparenza, ambiguità.
Eppure, a leggere la sterminata saggistica dedicata alla cultura americana a cominciare proprio dal testo fondativo di Tocqueville, La democrazia in America, si rischia di diventare schizofrenici. Essa sembra essere tutto e il contrario di tutto: progressiva e reazionaria, avanguardia e retroguardia, pacifista e imperialista, qualunquista e iperpoliticizzata, libertaria e autoritaria, consumista e puritana, utopica e distopica, giustizialista e garantista, ottimista e paranoica. Il romanziere Bruce Sterling, pioniere della letteratura cyberpunk, quando una ventina di anni fa, riferendosi a Singapore, ha coniato la definizione “parco giochi con pena di morte”, probabilmente stava pensando all’America1.
Il problema è che, se è vero che la cultura americana si fonda sullo spazio, in realtà si poggia su due differenti e spesso contraddittorie rappresentazioni di esso: scopo di questo libro è provare a farle interagire e capire questa contraddizione. Spiegare cioè come l’indole chiusa, quella della fondazione puritana dei Padri Pellegrini, si intrecci agli inizi dell’Ottocento, con l’identità aperta, quella degli uomini della frontiera, producendo un immaginario inconfondibile e riconoscibile da chiunque solo guardando un film o sfogliando le pagine di un fumetto. Esso permea la politica (interna ed estera), le relazioni sociali, lo sviluppo dei media, l’urbanistica, l’architettura, l’economia. Persino le nuove tecnologie, il mondo del web, soprattutto dopo la fine della frontiera storica propriamente detta, sembrano rispondere, in America, a due istanze originarie contrapposte: da una parte, la ricerca di nuovi spazi che assicurino una libertà infinita di movimento e la risoluzione di ogni tipo di conflitto; dall’altra, il controllo, la limitazione, la catalogazione ossessiva delle dimensioni spaziali esistenti e dei loro oggetti, attraverso la creazione di mega archivi e database.

 

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