Gente del muro - Un brano
Copertina
Yonathan Mizrachi
Gente del muro


2010 pp.136 16,00 €

Un archeologo è chiamato a seguire la costruzione del muro che separa Gerusalemme dalle zone palestinesi. Non guarda solo ai resti antichi, ma anche alle vite e alle vicende che si svolgono all’ombra della costruzione del muro. Le storie che egli ha raccolto con uno sguardo privo di pregiudizi e carico di umanità parlano della gente, non di politica. Di chi dal muro si sente umiliato e oppresso, di chi se ne sente invece protetto; di tutti i diversi personaggi che questa tragica barriera ha coinvolto e mobilitato: politici, artisti, operai, membri di organizzazioni internazionali. Storie raccontate da un punto di vista personale e soggettivo, che cercano di descrivere gli avvenimenti in uno scenario in cui è difficile distinguere tra realtà e immaginazione.


Prefazione






Un archeologo può scavare per giorni e giorni senza trovare nulla. Quando deve eseguire degli scavi in zone residenziali, oltre che con cocci e antichità si trova ben presto a contatto con gli abitanti e i passanti del luogo, che divengono parte integrante del sito archeologico. Le caratteristiche dei residenti e il loro rapporto con gli scavi variano da sito a sito a seconda del quartiere, della sua popolazione e delle condizioni socio-economiche. Lo scavo porterà dei benefici ai residenti o interferirà negativamente con le loro vite? È legato alla storia della popolazione che vi abita, oppure racconta quella di un altro gruppo etnico?
In alcuni casi l’ambiente umano è più interessante dei ritrovamenti archeologici.
A Gerusalemme i siti sono sparsi dappertutto, ma i quartieri e i villaggi arabi che circondano la città vecchia hanno la maggiore concentrazione di antichità. I villaggi arabi di Gerusalemme est sono la diretta continuazione di antichi insediamenti legati a diversi periodi storici.
Dall’estate del 2003 fino a quella del 2005, in qualità di archeologo ho avuto l'incarico di seguire i lavori di costruzione dell’“Otef Yerushalaim”1, il muro di separazione nella zona di Gerusalemme. Il mio compito di supervisore per la Sovrintendenza ai Beni Archeologici consisteva nell’evitare che la costruzione del muro danneggiasse siti archeologici, interrompendo i lavori nel caso venissero alla luce dei ritrovamenti. Questo in base alla legge sui beni archeologici, secondo cui ogni costruzione in un sito archeologico ufficiale (e tutta Gerusalemme è certificata come tale) richiede il permesso della Sovrintendenza e deve essere concordata con essa. Nel caso in cui i lavori si svolgano in un sito dove c’è il rischio di danni a beni archeologici, la Sovrintendenza ha facoltà di interrompere i lavori e richiedere che venga effettuato uno scavo. In situazioni del genere la costruzione potrà riprendere solo al termine dello scavo e dopo che i ritrovamenti siano stati documentati. Molti siti vengono così scavati e documentati, per essere distrutti solo dopo che ne vengono estratti i reperti di maggiore valore. Nei siti più importanti la Sovrintendenza può richiedere delle modifiche al progetto di costruzione, oppure coprire il sito che è stato aperto per impedire che venga distrutto. Il tracciato della barriera di separazione tocca numerosi siti archeologici, perciò ne ho seguito tutte le fasi di costruzione, da nord a sud e oltre i confini di Gerusalemme. In alcuni casi ho effettuato io stesso gli scavi, in altri ho collaborato con una equipe archeologica...


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