Emile Zola
Come ci si sposa e come si muore
2010 pp.96 14,00 €
Nelle due parti che compongono questo volume, qui per la prima volta tradotto in italiano, il maestro del romanzo naturalista francese ci dà uno spaccato della vita parigina, delle sue convenzioni e delle sue divisioni sociali, osservandola attraverso due passaggi decisivi dell’esperienza umana, il matrimonio e la morte.
Zola ci racconta, con la sua maestria e con il suo sguardo disincantato e critico, come si combinano e si organizzano i matrimoni nella buona borghesia parigina: le feste, la dote, le discussioni patrimoniali, l’unico grande assente: l’amore. E mette a riscontro il modo in cui, nelle diverse classi sociali, si vivono e si celebrano le nozze e i funerali. Da questo punto di osservazione privilegiato emergono tutte le straordinarie doti di Zola come narratore e come “sociologo”.
Il 27 luglio del 1876 Zola scrive a Ivan Turgenev da Piriac-sur-mer: “Vi scrivo da questo luogo sperduto dove sono venuto a riposarmi. Sono qui con gli Charpentier e passo le mie giornate a pescare gamberi e a dormire”.
La vacanza dello scrittore, con il suo editore e le rispettive famiglie, non era però così inoperosa come voleva far credere. Stava in effetti cercando di portare a termine L’Assommoir, lavorava ad una commedia in tre atti, Le Bouton de rose, continuava a tenere la sua rubrica settimanale di critica letteraria su Le Bien public e a collaborare con i giornali Le Sémaphore de Marseille e Le Messager de l’Europe, una rivista russa che si stampava a Pietroburgo dove nel gennaio dello stesso anno era apparso Come ci si sposa e in agosto sarebbe stato pubblicato Come si muore.
È proprio grazie a Turgenev, al quale era legato da un rapporto di amicizia, che Zola aveva preso contatto già un paio di anni prima con Stassulevich direttore della rivista mensile russa Le Messager de l’Europe.
La collaborazione durò da marzo del 1875 a maggio 1877 e Zola vi pubblicò 25 testi: si trattava di esporre ad un pubblico straniero diversi aspetti della vita francese: nei quattro capitoli che compongono Come ci si sposa vengono presentate quattro coppie rappresentative di quattro ambienti: dall’aristocrazia al proletariato. Ogni ambiente ha la sua vita, il suo spirito, il suo linguaggio; lo scopo del racconto è quello di mettere in parallelo i comportamenti osservati nei diversi ambienti.
Questa divisione in capitoli che formano ciascuno un racconto separato corrisponde ad una classificazione sistematica dei diversi aspetti del tema trattato: se uno si chiama Maxime de La Roche-Mablon il suo matrimonio sarà certamente diverso da quello del proletario Valentin che sopravvive a stento negli ambienti della Parigi operaia. Tuttavia il conflitto tra i sessi rimane. Piano piano i rapporti si allentano e gli sposi diventano quasi degli estranei.
In Come si muore il taglio sociologico è lo stesso: antica nobiltà, ricca borghesia, piccoli commercianti e proletariato; ma a queste quattro categorie presenti in Come ci si sposa ne aggiunge un’altra: i contadini. Cinque esempi, cinque agonie, cinque docu-fictions per illustrare la disuguaglianza davanti alla morte. Nelle classi sociali elevate si muore nel lusso, i poveri invece lasciano la vita tormentati dal lavoro o dalla fame. Solo i contadini, legati alla terra, hanno una morte serena.
Questi racconti fanno un po’ da contorno ai grandi romanzi del ciclo dei Rougon-Macquart, Storia naturale e sociale di una famiglia nel Secondo Impero, dove l’intento è preciso ed ambizioso: raccontare le vicende di una famiglia francese al tempo di Napoleone III usando degli strumenti di analisi e di conoscenza che vengono proposti dalle ricerche scientifiche dell’epoca soprattutto nel campo dell’ ereditarietà. Le storie raccontate in maniera assolutamente oggettiva diventano dei casi clinici. Gli individui sono dominati da un condizionamento biologico e culturale che ne orienta i destini.
Il padre del Naturalismo che ha attinto alle teorie del determinismo di Taine (razza, ambiente, momento) presenta qui la sua visione pessimista e ironica della morte: la disuguaglianza sociale resiste fino all’ultimo respiro, la rigorosa stratificazione della società ci accompagna fino alla tomba.
Paolo Fontana