Università globale - Un brano
Copertina
AA.VV.
Università globale
Il nuovo mercato del sapere

2008 pp.208 20,00 €

Questo libro, unico nel suo genere, è indispensabile per comprendere le trasformazioni e le tendenze del sistema universitario a livello mondiale. Esso raccoglie i materiali della lista edu-factory, progetto di discussione che da due anni vede impegnati collettivi, attivisti e molti dei più importanti studiosi dell’istruzione superiore sul piano globale. Dall’Italia agli Stati Uniti, dall’Argentina alla Francia, dall’Australia all’India, dal Sudafrica alla Cina, i vari contributi documentano e analizzano i conflitti sulla produzione dei saperi, i processi di precarizzazione e gerarchizzazione nel mercato della formazione, le organizzazioni sperimentali di università autonome. Nella ricchezza della discussione emergono temi di straordinaria attualità: il mercato del lavoro globale e i mutamenti della composizione sociale, le forme della governance e le teorie della rete, il capitalismo cognitivo e la produzione del comune. Il piano di analisi compiutamente transnazionale rende possibile anche la comprensione dei processi di riforma e delle lotte che hanno attraversato e mutato l’università in Italia e in Europa.


Introduzione
Tutto il potere all’autoformazione!

collettivo edu-factory





0. Ciò che un tempo era la fabbrica, ora è l’università. Siamo partiti da questa affermazione, apparentemente secca e aproblematica. Non per assumerla, ma per interrogarla. Aprendola, attraverso il suo radicale ripensamento, alla ricerca teorica e politica. Da qui ha preso le mosse il progetto edu-factory. Ma procediamo con ordine: edu-factory è varie cose. È una mailing-list transnazionale centrata sulle trasformazioni dell’università, la produzione dei saperi e le forme del conflitto (edufactory@listculture.org), a cui dall’inizio del 2007 hanno preso parte circa 500 militanti, studenti e ricercatori di tutto il mondo. Nella scomposizione dei confini statali, lo spazio globale è qui definitivamente affermato come luogo della ricerca e dell’azione politica. In questo libro diamo conto di una parte del dibattito: i contributi completi sono raccolti sul sito del progetto (www.edu-factory.org). Tuttavia, le esperienze degli ultimi anni ci hanno insegnato a diffidare della fiducia spesso riposta dai movimenti nei supposti meccanismi spontanei e orizzontali di cui la rete sarebbe portatrice. Ci hanno insegnato che la rete è, al contrario, una struttura gerarchica, e l’orizzontalità è semmai la posta in palio di un rapporto di forze. Ci hanno insegnato a rifuggire da ogni ingenua teleologia, che finisce per leggere la cognitivizzazione del lavoro come smaterializzazione dei rapporti sociali e finanche delle esperienze di lotta. Ci hanno insegnato che la rete va organizzata, o meglio bisogna organizzarsi nella rete. Cogliere la radicale innovazione della forma-rete significa, dunque, assumerla come un campo di battaglia, continuamente attraversato da differenziali di potenza e da linee di forza antagoniste, dalla produzione del comune e dai tentativi di catturarlo. È necessario, allora, sconfiggere ogni «pensiero molle» della rete, che ha catastroficamente confuso la corretta lettura del superamento della rappresentanza e della forma-partito, con la scellerata liquidazione dei nodi gordiani dell’organizzazione e della rottura. Solo ripartendo da qui è possibile cominciare a costruire quelle nuove forme di istituzionalità autonoma che Ned Rossiter chiama organized network.
In questa prospettiva, edu-factory è la sperimentazione di un nuovo modo di discussione, ma potremmo anche dire di organizzazione in rete. Da un lato, il dibattito è temporalmente circoscritto e tematicamente identificato: i due round di discussione – il primo incentrato sui conflitti nella produzione di saperi, il secondo sui processi di gerarchizzazione nel mercato della formazione e sulla costituzione di istituzioni autonome – sono durati tre mesi ciascuno. Dopo di che la lista ha chiuso per riaprire nel ciclo successivo. È questo, in altri termini, il tentativo di passare dal livello estensivo alla dimensione intensiva dell’organizzazione in rete. Dall’altro lato, il dibattito in lista è stato cadenzato da un calendario di interventi anticipatamente programmati, che hanno permesso di strutturare la ricchezza della discussione all’interno di un processo di cooperazione condiviso e focalizzato.
Ma edu-factory è, innanzitutto, un punto di vista parziale dentro la crisi dell’università, analizzata con chiarezza dai diversi contributi. The University in Ruins, scriveva già negli anni Novanta Bill Readings1. L’università statale è in rovina, l’università di massa è in rovina, l’università come luogo privilegiato della cultura nazionale, così come lo stesso concetto di cultura nazionale sono in rovina. Non ne abbiamo nostalgia. Anzi, ne rivendichiamo la distruzione. La crisi dell’università, infatti, è stata determinata innanzitutto dai movimenti. È la genealogia del presente a renderci non solo immuni, ma anche nemici delle lacrime per il passato. L’aziendalizzazione dell’università e il sorgere di una global university, per usare la pregnante categoria proposta da Andrew Ross, non sono un’imposizione unilaterale o uno sviluppo tutto interno alla razionalità capitalistica, bensì l’esito – affatto temporaneo e perciò rovesciabile – di un duro ciclo di lotte. Il problema, ora, è trasformare il campo di tensione disegnato dai processi qui analizzati nell’individuazione delle forme di resistenza e nell’organizzazione delle linee di fuga. Non c’è per noi altro modo di concepire la teoria, se non come pratica teorica. Di parte e sovversiva. Questo è il punto di partenza e l’obiettivo, lo stile e il metodo di edu-factory...


Manifestolibri P.Iva 04388021000 - Realizzato da Centro Studi Airone