S. Bonsignori, I. Dominijanni, S. Giorgi (a cura di)
SI può
Procreazione assistita, norme, soggetti, poste in gioco
2005 pp.160 6,90 €
La legge 40 del 2004 sulla procreazione medicalmente assistita e il dibattito che l’ha preceduta e seguita si sono alimentati di fantasmi e pregiudizi che hanno attraversato entrambi gli schieramenti politici, divaricati su molti punti ma convergenti in tante questioni decisive, che riguardano la concezione del diritto, l’idea della famiglia, la diffidenza verso il primato femminile nella procreazione.
Tuttavia i testi raccolti in questo volume non si limitano a respingere l’ingerenza dello Stato nelle nostre scelte morali, la demonizzazione della ricerca scientifica e l’imposizione istituzionale di un modello di famiglia e di relazioni “virtuose” che la vita sociale e affettiva contemporanea ha, nei fatti, superato.
Nelle pagine del libro, si vuole portare alla luce e alla discussione quello che di solito resta opaco o non detto nel discorso pubblico, facendo parlare l’esperienza femminile e quella maschile su un insieme di temi che riguardano al tempo stesso la politica e la vita, anche oltre i quattro quesiti sui quali gli elettori sono chiamati a pronunciarsi nel referendum del 12 giugno.
Introduzione
Andiamo al mare di pomeriggio, il 12 giugno, dopo aver infilato quattro sì convinti nelle urne referendarie. Avremmo preferito infilarne uno solo, sul quesito proposto dai radicali che della legge sulla procreazione assistita proponeva l’abrogazione totale: si tratta infatti di una legge totalmente sbagliata, nell’impianto e negli scopi, nella lettera e nel senso. Ma poiché quel quesito è stato giudicato inammissibile, accogliamo entusiasticamente i quattro quesiti parziali che sono stati ammessi. Cancellando i diritti del concepito, il divieto di praticare la fecondazione eterologa, l’anatema sulla ricerca scientifica, la proibizione della diagnosi pre-impianto e del congelamento degli embrioni, la legge sarà colpita nei suoi punti cardinali e affondata.
Dopo tanti usi impropri, lo strumento referendario stavolta è quello giusto. La legge è passata con una maggioranza trasversale, fa danni trasversali in tutte le direzioni ed è giusto che sia sottoposta al vaglio trasversale della società e dell’opinione pubblica, grandi assenti negli anni passati da un dibattito parlamentare e massmediatico ossessionato dal «far west procreativo». E gli aut-aut referendari hanno già sbriciolato la compagnia del no e dell’astensione che pareva compatta e inossidabile.
Se i sì saranno più dei no, sulla procreazione assistita si tornerà a legiferare. E se errare è umano, sarebbe diabolico tornare a farlo con lo spirito, i fantasmi e i pregiudizi che hanno accompagnato otto lunghi anni e due maggioranze di governo, una di centrosinistra e una di centrodestra, lontane sulle questioni dirimenti ma consonanti nei loro esponenti cattolici e accomunate da troppi punti di tangenza, come la concezione del diritto, l’immagine della famiglia, la paura del primato femminile nella procreazione.
L’obiettivo minimo del referendum è di affondare la legge, l’obiettivo massimo è di riscrivere da cima a fondo l’ordine del discorso sulla procreazione assistita (e non). L’articolato della legge 40 dice che l’embrione è una persona contrapposta alla madre, che le donne sono mediamente irresponsabili e i ginecologi fanatici, che la ricerca scientifica è sospetta per definizione, che l’unica famiglia degna di chiamarsi tale è quella col bollo del parroco o del sindaco, che single e gay godono di diritti inferiori a quelli degli eterosessuali e degli accoppiati, che lo Stato e la legislazione devono indirizzare, sorvegliare e punire le scelte morali dei cittadini. Noi pensiamo che l’embrione è un progetto di vita se e in quanto la madre lo desidera e lo porta avanti, che le donne sono titolari di un primato sulla procreazione di cui fidarsi, che la medicina e la ricerca scientifica non devono essere incatenate ma non devono neanche sentirsi onnipotenti, che c’è famiglia laddove ci sono relazioni sentite e sensate, che eterosessuali, single e gay sono uguali di fronte alla legge, che lo Stato dev’essere neutrale rispetto alle nostre scelte morali.
Nelle pagine che seguono vi spieghiamo perché, ripercorrendo la vicenda della legge n. 40, analizzando le sue poste in gioco, facendo parlare l’esperienza femminile e maschile su quello che di solito resta opaco o non detto nel discorso pubblico. Talvolta in consonanza con il fronte laico del sì, talvolta criticandolo e interrogandolo. Il referendum è anche l’occasione per un esercizio di libertà, mentale e politica.
s.b., i.d., s.g.