Tutti a piedi verso Vienna di Piero Rossini

set 5th, 2015 | Categoria: Editoriale

Piero Rossini

BUDAPEST,05.09.2015

 

Migliaia di profughi lasciano la stazione della capitale diretti verso il confine austriaco e
intenzionati a raggiungere la Germania. In 300 fuggono dal campo di Roszke, un morto. Orbán:
«Rispettiamo le leggi europee»
Alla fine hanno deciso di muoversi. Si sono alzati e hanno raccolto le loro cose. Hanno preso i bambini,
riavvolto i teli stesi a terra sui quali hanno dormito, piegato i vestiti dentro zaini e valige che
hanno caricato sulle spalle e si sono messi in marcia. Stufi di aspettare dopo giorni e notti trascorsi
davanti alla stazione di Budapest nella speranza che le autorità ungheresi si decidessero a sbloccare
la situazione permettendogli di raggiungere la Germania in treno. Così non è stato. E allora hanno
deciso che Berlino se la prenderanno da soli, o almeno ci proveranno. E se con i treni non è possibile
ci arriveranno a piedi, perché nessuno li ferma.
Sono partiti ieri mattina. All’inizio sembrava che fossero in pochi, qualche centinaio di profughi,
siriani soprattutto, ma anche afghani e pachistani. Poi però il gruppo è cresciuto sempre di più fino
a diventare un serpentone composto da migliaia di persone che lentamente hanno cominciato
a lasciare la stazione di Budapest. I profughi van via e mettono fine al braccio di ferro durato giorni
con il governo Orbàn che non voleva lasciarli andare senza prima identificarli. La partenza è stata
incerta, ma dopo qualche dubbio sulla direzione da prendere il lungo corteo ha attraversato il ponte
Elisabetta sul Danubio e si è diretto verso l’autostrada che collega Budapest con Vienna. Prima
tappa il confine austriaco, distante 150 chilometri. Seconda la capitale austriaca lontana 240.
Ad aprire la marcia c’è un uomo che sventola una bandiera dell’Unione europea, seguito da una moltitudine
di disperati con in testa una sola idea: raggiungere a tutti i costi quella Germania promessa
loro da Angela Merkel. Lei è la star indiscussa della marcia. La faccia della cancelliera spunta da
fotografie che uomini e donne alzano al cielo tra gli applausi e in cui è rappresentata mentre stringe
le mani in segno di vittoria, oppure con il piglio deciso e alle spalle la bandiera tedesca. «Orbàn è la
vergogna dell’Europa», grida invece il cartello scritto a penna esibito da un uomo. La nuova Germania,
quella non più arcigna e «affamatrice» delle economie più deboli, bensì quella aperta e ospitale
è il sogno inseguito da tutti. Famiglie con il bambino in carrozzina, uomini carichi di bagagli fin
sopra la testa, donne con il velo che camminano accanto a ragazze vestite all’occidentale. Ci sono
perfino un signore in sedia a rotelle e un altro che avanza con le stampelle. E tanti, tantissimi
bambini.
Tra giovedì e venerdì notte sono stati 3.313 i profughi entrati in Ungheria, mille in più rispetto alle
24 ore precedenti. Cifre che hanno fatto alzare ulteriormente la tensione con le autorità ungheresi
che non ci stanno a fare la parte dei cattivi dell’Europa e che bollano come «inaccettabili» le critiche
di Bruxelles. «Noi applichiamo le regole», ha detto ieri il ministro degli Esteri Peter Szijjarto mentre
da Praga, dove si trovava per il vertice Visegrad, Orbàn è tornato ad attaccare i leader europei:
«L’atteggiamento dell’Ungheria è chiaro e forte — ha detto -: i migranti sono vittime, gente imbrogliata
anche dai politici europei, perché sono stati loro a dare la speranza che esiste la possibilità di
venire in Europa».
Discussioni che sicuramente non interessano ai migranti in marcia. Al gruppo di Budapest si sono
aggiunti anche alcuni profughi fuggiti ieri dal centro di Roszke, al confine con la Serbia, dove erano
trattenuti. Sono scappati in 300, molti sono stati ripresi poco dopo dalla polizia e uno di loro, un
pachistano, è morto dopo essere caduto sui binari. Ma qualcuno ce l’ha fatta e si è unito alla
lunga marca.
A spingere i profughi a partire è stata probabilmente proprio l’incertezza su quale sarebbe stato il
loro futuro. La strada da percorrere a piedi non è certo un problema per questa gente. Sono partiti
dalla Siria, hanno attraversato la Turchia e risalito la Grecia. Al confine con la Macedonia hanno sopportato
le cariche della polizia di Skopje e hanno vinto loro, sono arrivati in Serbia e poi in Ungheria.
Il muro di Orbàn non li ha fermati e neanche i suoi poliziotti. Figuriamoci se adesso si spaventano
per i 240 chilometri che li separano da Vienna. Sono partiti, anche se non è chiaro cosa succederà
tra qualche giorno, una volta arrivati al confine con l’Austria. Si vedrà. Intanto conoscono una nuova
Ungheria, per certi versi inedita dopo l’indifferenza dei giorni scorsi. Lungo il percorso, mentre
i profughi riempivano i marciapiedi e la carreggiata delle strade arginati in qualche modo da agenti
impegnati a deviare il traffico, molti automobilisti hanno fermato la macchina e hanno offerto acqua
e cibo ai migranti, oppure si sono messi a disposizione per un passaggio. Una generosità contagiosa,
tanto che in poche sui social network più di 2.400 persone si sono messe a disposizione per organizzare
nel fine settimana un convoglio che riesca a trasportare tutti fino a Vienna.
Per il governo ungherese quella dei migranti è una vera emergenza. «Se questi flussi continuano
a verificarsi sarà la fine dell’Europa», ha detto Orbán a Bruxelles. Ieri, nel programma «180 minuti»
di Radio Kossuth, il premier ha affermato che se i paesi europei non saranno in grado di difendere
i loro confini decine e decine di milioni di migranti arriveranno nel nostro continente. Posizioni
estreme, ribadite in diversi contesti pubblici dal capo del governo quando ha affermato di non
vedere favorevolmente il fatto che genti di altra cultura si mescolino alla popolazione ungherese.
«Non è un bene», aveva detto esprimendo timore per le radici cristiane europee che lui si sente in
dovere di proteggere.
© 2015 IL NUOVO MANIFESTO SOCIETÀ COOP. EDITRICE

Condividi:
facebooktwitterfacebooktwitter

Seguici su:
facebooktwitteryoutubefacebooktwitteryoutube

I commenti sono chiusi

transfer services from civitavecchia onoranze funebri roma