La razza maledetta


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Tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento si afferma in Italia la teoria razziale dell'inferiorità del Mezzogiorno. Nonostante l'opposizione di numerosi studiosi, questa teoria si diffuse come linguaggio funzionale all'ideologia dei ceti dominanti italiani e stranieri. Ma il pregiudizio antimeridionale non è scomparso e anzi alimenta ancora oggi, in vecchie e nuove forme, le istanze separatiste e antiunitarie. La spiegazione razziale dell'inferiorità morale e sociale dei meridionali, che si richiamava alle teorie di Niceforo e di Lombroso, costituì l'esito più paradossale di una continua e sistematica negazione dell'altro. La teoria della «razza maledetta» fu denunciata da numerosi meridionalisti come un «romanzo antropologico» e una comoda scorciatoia per spiegare le differenze tra Nord e Sud. Questa narrazione influenzò le posizioni di magistrati, medici, psichiatri, politici e, più in generale, l'opinione pubblica del Nord. Essa finì col generare un sentire comune e diffuso, all'origine di stereotipi ancor oggi operanti. Nell'aspro dibattito, documentato nel volume, tra studiosi di matrice positivista e meridionalisti (Niceforo, Sergi, Colajanni, Rossi, Ciccotti, Lombroso, Salvemini, Fortunato) affiorano termini e problemi che tornano oggi a segnare l'attualità sociale e politica.
  • Autore Vito Teti
  • Sottotitolo Origini del pregiudizio antimeridionale
  • Anno nuov
  • Formato 14,5 x 21
  • Pagine 304
  • ISBN 978-88-7285-642

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