Portogallo, una che lotta

mag 26th, 2014 | Categoria: Società narrata

portogalloHa i capelli nerissimi, la carnagione chiara, il corpo di una ragazzetta anche se, a occhio e croce, avrà una trentina d’anni. Serve ai tavoli con modi svelti e gentili. La vedo a Lisbona in un ristorante ricavato in un’antica farmacia tipicamente portoghese. La particolarità di quest’incontro sta nel fatto che mi sembra di averla già vista, la ragazza, circa un anno fa, nel pieno del Chiado, durante una manifestazione contro l’austerità europea e contro la “troika” che, come si sa, qui ha picchiato duro. C’era una identica a lei nello spezzone di corteo del Partito comunista (che ormai non prende più del 7% alle elezioni ma ha ancora numerosi militanti), e mi aveva colpito: l’avevo osservata a lungo, perché urlava forte con il suo fisico minuto. Una pasionaria portoghese. Possibile che me la ritrovi adesso qui, in questo ristorante? Bah! Il déjà vu ha mille volti – e quasi tutti fallaci. Però la ragazza m’incuriosisce con i suoi occhi allungati e intelligenti. Così trovo il coraggio d’interrogarla in un misto di portoghese e italiano: è vero o non è vero? era lei o non era lei?

Ma sì, lo era! Me lo dice con un sorriso ricco di empatia, e in breve mi racconta tutta la sua storia. È una militante da sempre, viene dall’Alentejo. In questa regione suo padre, da poco scomparso, era stato un leader della lotta al latifondo e dell’occupazione delle terre durante la rivoluzione del 1974-75. È nata nel 1980 e sua madre, sperando di farne una santarellina, l’ha chiamata Fatima. Invece si è trovata alle prese con una figlia ancora più ribelle del padre. Da casa è andata via presto facendo ogni sorta di lavoro: prima benzinaia, poi allevatrice di polli, e insieme studiando per diventare insegnante – infine interrompendo gli studi per mancanza di soldi. Nel ristorante è ovviamente precaria e, comprese le mance, guadagnerà sì e no ottocento euro al mese. Vive con il suo ragazzo, che è un informatico, in una stanza di venti metri quadrati con il bagno in comune e l’uso di cucina. Ce l’ha con la “troika” ma non vorrebbe l’uscita dall’euro perché è convinta che le cose andrebbero ancora peggio…

Mentre parla, senz’arrestarsi un momento, penso che il Partito comunista portoghese era proprio uno dei più stalinisti d’Europa, e che io (a parte un certo Otelo, più a sinistra di tutti) riformista per riformista avrei preferito il Partito socialista e la bonomia di Mário Soares. Ma questo non conta: sono ricordi personali, di uno che è stato ragazzo – più giovane della stessa Fatima oggi – in quel periodo tempestoso.

Ciò che conta, invece, è che lei sia così com’è: una che lotta. Comincio tra me e me a fare delle considerazioni circa il fatto che – di sicuro più della tradizione comunista paterna nella terra del latifondo salazarista – dev’essere stato decisivo che lei, prima dei vent’anni, sia andata via di casa. Di restare con sua madre non ci pensava affatto. Una cosa che mi è accaduto di notare anche in Spagna: la centralità delle madri, e del rapporto madre-figlia, nella penisola iberica non c’è. Per questo forse le donne hanno qua una dignità e una fierezza che in Italia, in un mondo di casalinghe che per anni hanno votato Berlusconi e magari lo votano pure oggi, è più difficile trovare.

A proposito, è il 25 maggio e ci sono le elezioni europee. Che farà Fatima, quando uscirà dal lavoro, se non precipitarsi al seggio per votare Cdu (che non è una sigla tardodemocristiana, come potrebbe apparire a noi, ma una coalizione democratica unitaria all’interno della quale si presenta il Partito comunista)? Insomma Fatima non perde l’occasione per cercare di mettere in difficoltà una costruzione europea molto difettosa (a dir poco), e per affermare che bisogna cambiare registro.

Rino Genovese

Condividi:
facebooktwitterfacebooktwitter

Seguici su:
facebooktwitteryoutubefacebooktwitteryoutube

I commenti sono chiusi

transfer services from civitavecchia onoranze funebri roma