Nei cantieri marxiani. Il soggetto e la sua produzione

giu 20th, 2014 | Categoria: Percorsi di lettura

mezzadra copia

Pubblichiamo una breve anticipazione dalla prefazione al libro di Sandro Mezzadra, in libreria tra qualche giorno.

In questo piccolo libro si legge Marx al di fuori del marxismo, non si pretende di mostrare perché “aveva ragione” e non ci si propone di restituirlo al suo tempo, canonizzandolo magari come un “classico”. Marx viene piuttosto messo a confronto con il presente, secondo una lezione che ho appreso una volta per tutte da un testo classico degli anni Sessanta italiani (cfr. Tronti 1966, p. 27). Per fare questo, tuttavia, è bene tenersi a distanza di sicurezza dalla tentazione di una troppo immediata attualizzazione del suo pensiero, divenuta di moda negli ultimi anni (in particolare dopo l’inizio della crisi economica globale nel 2007/8). E occorre, come principio di metodo, diffidare di ogni continuità e di ogni tradizione, anche di quelle più nobili. Conquistare un nuovo accesso ai testi di Marx, indispensabile per una comprensione critica del presente, è possibile soltanto “sospendendo” lo stile di lettura e le problematiche che la lunga storia del marxismo ha costruito e sedimentato.

Le pagine che seguono costituiscono un esercizio di lettura di Marx alla luce di un tema fondamentale nei dibattiti critici contemporanei: quello della produzione di soggettività. Non è questa, evidentemente, una formula che si ritrovi nei testi marxiani: l’anacronismo, consapevolmente praticato, punta piuttosto a produrre una sorta di cortocircuito temporale, a gettare nuova luce sulla problematica di Marx e a meglio definire quella del nostro presente. L’originalità di Marx coincide del resto con la sua “intempestività”, per richiamare il titolo di un bel libro di Daniel Bensaïd (1995). Scaturisce cioè da un’adesione al suo tempo che è assoluta soltanto nella misura in cui si situa nella frattura che ne fa esplodere l’unità, aprendolo al dissidio della critica e alla materialità della lotta di classe. È questo gesto inaugurale del percorso teorico e politico di Marx che cerco di riscattare e di “riattivare” in questo libro, organizzando attorno al tema della produzione di soggettività una lettura, disposta in ordine cronologico, di alcuni momenti chiave della sua opera. È una lettura parziale, ovvero sostenuta da una selezione dei testi che ad alcuni potrà apparire arbitraria e da precise scelte interpretative, che la volontà di scrivere un piccolo libro non sempre consente di giustificare compiutamente (così come l’uso che faccio della sconfinata letteratura critica su Marx è strettamente limitato alle esigenze della mia argomentazione).

La “foga selvaggia” attribuita al giovane Marx da una satira che circolava a Berlino tra i giovani hegeliani, l’impeto con cui tentava di “afferrare l’ampia volta del cielo e trarla giù in terra” (cfr. Mezzadra e Ricciardi 2002, p. 11), è rimasta la cifra di fondo del suo pensiero e della sua vita. In questione non è qui soltanto la sua militanza rivoluzionaria: il rifiuto di accomodarsi all’interno dello “stato di cose presente” è all’origine della formidabile carica di innovazione che caratterizza lo stesso rapporto di Marx con le scienze del suo tempo. Una “scienza dei confini”: Daniel Bensaïd, appena richiamato, ha definito in questi termini la critica marxiana, con un riferimento a Michel Serres (Bensaïd 1995, p. 239). Avendo molto lavorato sul tema del confine negli ultimi anni, questa definizione non può che essermi congeniale. Marx, in effetti, si è mosso costantemente attraverso e sui confini di molteplici “discipline”, la filosofia e l’economia politica in primo luogo (ma poi un gran numero di altre, dalla storia alle scienze naturali, dalla teoria giuridica all’antropologia). Dal loro interno, ne ha mostrato continuamente il limite, praticando quella che si potrebbe definire, con un altro anacronismo, un’epistemologia di frontiera: l’unica adeguata al problema politico fondamentale di Marx, ovvero al problema della liberazione. Di nuovo, Marx ci appare così radicalmente intempestivo da risultare nostro contemporaneo, tanto nella politica quanto nella critica e nella teoria (cfr. anche Negri 2011).

La duplice presa di distanza indicata in precedenza (dal marxismo e dall’attualità in senso stretto) è dunque una mossa preliminare, che punta a fare emergere una specifica contemporaneità della scrittura marxiana. Va da sé, sulla base di quanto si è fin qui detto, che questo libro – tra le molte cose che non è – non è un’introduzione all’opera di Marx. Alcune sue parti potranno anzi risultare di difficile lettura per chi non ne conosce i testi, e in generale richiede forse più tempo di quel che può far pensare il numero delle pagine. L’esercizio di lettura qui proposto, del resto, non pretende certo di essere l’unico modo legittimo di accostarsi a Marx oggi: vi è ancora ad esempio un grande lavoro filologico da fare attorno ai testi, come dimostra in particolare la nuova edizione critica delle opere di Marx ed Engels, la cosiddetta MEGA2. Nei capitoli che seguono, tenendo conto delle acquisizioni più recenti di questo lavoro, Marx viene tuttavia interrogato a partire dall’esigenza di pensare politicamente il presente, di individuare il carattere specifico dei rapporti di sfruttamento e di dominazione che costituiscono il capitalismo contemporaneo, nonché di interpretare la radicalità delle lotte che continuamente ripropongono e riqualificano il problema della liberazione. È in fondo nel punto di intersezione tra questi due assi che Marx ci invita a pensare la produzione di soggettività.

Due concetti marxiani rivestono una particolare importanza per la mia analisi, definendone in qualche modo le coordinate spazio-temporali: quello di lavoro astratto e quello di mercato mondiale. Non è difficile scorgere le preoccupazioni contemporanee che anche qui mi guidano, relative sia alle trasformazioni del lavoro e della sua composizione sia alla scala globale dei processi di accumulazione e valorizzazione del capitale. Da quest’ultimo punto di vista, in particolare, il concetto marxiano di “mercato mondiale” ben si presta a essere assunto come filo conduttore di una riflessione sulle gigantesche trasformazioni che stanno investendo l’ordine mondiale, fino a porre in discussione la stessa egemonia “occidentale” all’interno del sistema capitalistico globale. Radicalmente diverso dal “mondo di Marx”, il nostro mondo ha ancora bisogno di Marx per essere pensato criticamente. E soprattutto per essere sovvertito nel segno della libertà e dell’uguaglianza

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