La volontà di sapere

mag 7th, 2014 | Categoria: Senza categoria
di Paolo B. Vernaglione
Il sapere in questi anni è sottoposto ad una cattura da parte del capitale che se ne appropria valorizzandolo. Ciò significa che scuola pubblica, Università e ricerca, massacrate dai tagli che specie in Italia i governi si sono accaniti a realizzare con particolare acribia, hanno perso la  funzione di centri di produzione e circolazione di cultura e di critica, in un rapido processo di privatizzazione che li trasforma in istituzioni che vivono in una logica d’impresa, cioè per fare profitti. In questa sezione intendiamo mettere al centro della riflessione non solo le dinamiche di corruzione e degrado che accompagnano questi processi , ma intendiamo ipotizzare una diversa modalità di formazione che disegni una alternativa alla fallimentare dialettica tra  sistema pubblico e regime privato. Si tratta di sperimentare pratiche di autoformazione, di Università del comune, di scuola popolare e d’altra parte si tratta di sottrarre facoltà e capacità umane di linguaggio e di pensiero alle logiche d’azienda, a criteri arbitrari e inutili di valutazione, a devastanti algoritmi applicati ai saperi.
Le tecnologie digitali hanno prodotto mutamenti profondi nei rapporti tra saperi, poteri e soggetti. Internet, reti sociali, editoria digitale, flussi di informazioni in tempo reale, ma anche momenti di rivolta e di sollevazione configurano una società dell’informazione in cui le discriminazioni si approfondiscono, l’accesso al “bene comune” costituìto dal sapere è regolato dalla proprietà e le possibilità di autonomia soggettiva sono intrecciate in maniera inestricabile al potere di controllo e disciplinamento connesso all’uso delle tecnologie informatiche. In questa sezione raccogliamo materiali, riflessioni e progetti, esito di teorie e ipotesi sul ruolo e il senso delle “società informatizzate”, utili a reperire una genealogia delle tecnologie, per inventare e sperimentare una liberazione possibile.

d saperedi Paolo B. Vernaglione

Il sapere in questi anni è sottoposto ad una cattura da parte del capitale che se ne appropria valorizzandolo. Ciò significa che scuola pubblica, Università e ricerca, massacrate dai tagli che specie in Italia i governi si sono accaniti a realizzare con particolare acribia, hanno perso la  funzione di centri di produzione e circolazione di cultura e di critica, in un rapido processo di privatizzazione che li trasforma in istituzioni che vivono in una logica d’impresa, cioè per fare profitti. In questa sezione intendiamo mettere al centro della riflessione non solo le dinamiche di corruzione e degrado che accompagnano questi processi , ma intendiamo ipotizzare una diversa modalità di formazione che disegni una alternativa alla fallimentare dialettica tra  sistema pubblico e regime privato. Si tratta di sperimentare pratiche di autoformazione, di Università del comune, di scuola popolare e d’altra parte si tratta di sottrarre facoltà e capacità umane di linguaggio e di pensiero alle logiche d’azienda, a criteri arbitrari e inutili di valutazione, a devastanti algoritmi applicati ai saperi.

Le tecnologie digitali hanno prodotto mutamenti profondi nei rapporti tra saperi, poteri e soggetti. Internet, reti sociali, editoria digitale, flussi di informazioni in tempo reale, ma anche momenti di rivolta e di sollevazione configurano una società dell’informazione in cui le discriminazioni si approfondiscono, l’accesso al “bene comune” costituto dal sapere è regolato dalla proprietà e le possibilità di autonomia soggettiva sono intrecciate in maniera inestricabile al potere di controllo e disciplinamento connesso all’uso delle tecnologie informatiche. In questa sezione raccogliamo materiali, riflessioni e progetti, esito di teorie e ipotesi sul ruolo e il senso delle “società informatizzate”, utili a reperire una genealogia delle tecnologie, per inventare e sperimentare una liberazione possibile.

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