La democrazia del reddito universale

ott 12th, 2015 | Categoria: Editoriale

 

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Negli ultimi tempi, molti parlano della necessità di un reddito universale. Vale a dire di una formula giuridica che preveda, per ognuno dei membri delle moderne società, un reddito minimo che assicuri all’individuo la sopravvivenza. Presupposto evidentemente fondamentale affinché possa essere accettata da tutti e preliminarmente, l’intera impalcatura delle altre regole sociali. C’è grande dibattito, sempre da ultimo, su questo tema. Per indicarlo si usano spesso in modo abbastanza impreciso diverse diciture. Chi lo chiama reddito di cittadinanza, chi reddito minimo garantito, chi in altri modi ancora. Mai fino ad ora, qualcosa che nell’Italia Repubblicana non si è mai vista, è stata chiamata in tutti questi modi. Da parte nostra, da parte della Manifestolibri, è con un certo orgoglio che rivendichiamo il fatto di aver affrontato questo tema in modo piuttosto esaustivo già nel 1997. Ne hanno scritto per noi Alain Callé, Claus Offe, David Purdy, Philippe Van Parijs, Andrea Fumagalli, Marco Bascetta e Giuseppe Bronzini; nel volume “La democrazia del reddito universale”, un testo oggi più che mai utile per approfondire questo tema con un orizzonte più ampio e più analitico, di quello che vorrebbe imporci la cronaca.

Ne pubblichiamo qui un estratto e vi invitiamo a richiederlo andando sul catalogo di questo sito.

“Le società industrializzate del Novecento hanno stabilito un legame imprescindibile tra lavoro e diritti e hanno edificato su questa base l’intero sistema della protezione sociale. Con la crisi generale dell’occupazione stabile e garantita, milioni di individui rimangono di fatto esclusi dal sistema di garanzie ed esposti ad ogni ricatto. Con il lavoro si finisce così col perdere anche la piena cittadinanza e il diritto ad una decorosa condizione di vita. Nonostante una antica e tenace tradizione etica, che vincola al “dovere” del lavoro la soddisfazione dei bisogni, la moderna teoria politica deve oggi affrontare il problema di garantire reddito, protezione e libertà di scelta al bacino in espansione del non lavoro e del lavoro intermittente. Tanto più quando la produzione di ricchezza è sempre meno riconducibile alle prestazioni dei singoli e sempre più al sistema generale delle interazioni e al sapere sociale accumulato. E’ in questo contesto che si sviluppa in diversi paesi industrializzati il dibattito sul reddito universale, di cittadinanza o incondizionato, (secondo le diverse accezioni e ipotesi teoriche) di cui questo volume intende offrire una panoramica.”

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