Immagini di sogno

mag 7th, 2014 | Categoria: immagini di sogno
di Mario Pezzella
Benjamin ha scritto una volta che le immagini di sogno, che si condensano nell’immaginario di un’epoca storica determinata, trasfigurano miticamente i conflitti e le lacerazioni del presente e insieme ne esprimono il profondo desiderio di felicità futura. Queste immagini non vanno dunque semplicemente negate, ma interpretate, come Freud faceva per i sogni dell’inconscio personale.
Per Benjamin, l’architettura era il luogo elettivo e il deposito materiale dell’inconscio sociale (depositi di sogni sono per lui i passages di Parigi): ma ad essa dobbiamo per lo meno aggiungere –per il nostro presente- il cinema. Il cinema è la cristallizzazione delle immagini di sogno della nostra epoca. Come Benjamin faceva con l’architettura onirica del Secondo Impero, così noi dovremmo imparare a decifrare l’ambivalenza dell’immagine filmica, sospesa tra la mitologizzazione della vita sociale e il desiderio utopico della felicità. Il desiderio che si esprime come sogno può essere ricondotto sul terreno della conflittualità e dei conflitti reali e così tentare la sua realizzazione effettiva.
L’immagine di sogno –diceva Benjamin- può e deve diventare immagine dialettica. Questa lettura a contrappelo delle immagini può essere realizzata dai “lettori” di cinema; ma anche dai registi stessi. Così, per esempio, Quarto Potere di Orson Welles, è l’immagine dialettica del “sogno” americano, così come Hiroshima, mon amour di Resnais lo è della modernità democratica successiva alla seconda guerra mondiale. La critica non è distruzione del sogno, ma la comprensione della dialettica reale che esso contiene, in lotta tra desiderio e assoggettamento. La lucida comprensione del conflitto reale rende giustizia al sogno, separandolo dal mito. “La critica ha spogliato la catena dei fiori immaginari che la ricoprivano non perché l’uomo porti catene senza fantasia, disperate, ma perché esso respinga la catena e colga i fiori viventi” (Marx).

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di Mario Mezzella

Benjamin ha scritto una volta che le immagini di sogno, che si condensano nell’immaginario di un’epoca storica determinata, trasfigurano miticamente i conflitti e le lacerazioni del presente e insieme ne esprimono il profondo desiderio di felicità futura. Queste immagini non vanno dunque semplicemente negate, ma interpretate, come Freud faceva per i sogni dell’inconscio personale.

Per Benjamin, l’architettura era il luogo elettivo e il deposito materiale dell’inconscio sociale (depositi di sogni sono per lui i passages di Parigi): ma ad essa dobbiamo per lo meno aggiungere –per il nostro presente- il cinema. Il cinema è la cristallizzazione delle immagini di sogno della nostra epoca. Come Benjamin faceva con l’architettura onirica del Secondo Impero, così noi dovremmo imparare a decifrare l’ambivalenza dell’immagine filmica, sospesa tra la mitologizzazione della vita sociale e il desiderio utopico della felicità. Il desiderio che si esprime come sogno può essere ricondotto sul terreno della conflittualità e dei conflitti reali e così tentare la sua realizzazione effettiva.

L’immagine di sogno –diceva Benjamin- può e deve diventare immagine dialettica. Questa lettura a contrappelo delle immagini può essere realizzata dai “lettori” di cinema; ma anche dai registi stessi. Così, per esempio, Quarto Potere di Orson Welles, è l’immagine dialettica del “sogno” americano, così come Hiroshima, mon amour di Resnais lo è della modernità democratica successiva alla seconda guerra mondiale. La critica non è distruzione del sogno, ma la comprensione della dialettica reale che esso contiene, in lotta tra desiderio e assoggettamento. La lucida comprensione del conflitto reale rende giustizia al sogno, separandolo dal mito. “La critica ha spogliato la catena dei fiori immaginari che la ricoprivano non perché l’uomo porti catene senza fantasia, disperate, ma perché esso respinga la catena e colga i fiori viventi” (Marx).

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